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Il potenziale (non del tutto espresso) del Mare in Italia

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La Blue Economy italiana vale 130 milioni di euro

Potenziale non del tutto espresso ma intanto il Ministero dell'Ambiente annuncia "Arriva la direzione generale del Mare"

“In Italia il cluster marittimo vale 32 miliardi di euro e la Blue Economy allargata (considerando anche sport, energia e turismo) ha un valore stimato di 130 miliardi di euro. Se il Paese saprà attivarne il potenziale ancora inespresso, si creeranno ulteriori ingenti risorse”. 

Così il Presidente di Confitarma, Mario Mattioli.  Nel corso della sua relazione all’assemblea della Confederazione italiana armatori ha invitato a considerare il mare e la terra un unico ambiente di sviluppo integrato. “Troppe volte siamo rimasti ‘aggrappati’ alle Alpi con le spalle rivolte al Mediterraneo”.

Eppure abbiamo a disposizione una risorsa naturale eccezionale, di cui dobbiamo riprendere piena consapevolezza: il mare che ci circonda.

Continua il presidente di Confitarma. “Dobbiamo riuscire a congiungere le Alpi e il mare in un’unica prospettiva virtuosa – è l’appello di Mattioli – ed è per questo che abbiamo più volte chiesto un’Amministrazione dedicata alle politiche marittime, ma continuiamo a rivolgerci ancora ad almeno otto Dicasteri”.

All’assemblea è intervenuto anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il mar Mediterraneo è “un patrimonio liquido, un fondamentale ecosistema da monitorare e proteggere”, ha detto il premier. Conte ha portato il suo saluto all’assemblea degli armatori “come segnale di consapevolezza dell’importanza del cluster marittimo e della sua economia”.

“Dal primo gennaio 2020 ho costituito presso il ministero dell’Ambiente una direzione generale del mare perché oggi non c’è”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, all’assemblea di Confitarma. “Ho previsto una struttura che parli del mare anche con gli armatori”, spiega il ministro a margine dell’assemblea. “C’è tutto il progetto del Green Italy che stiamo costruendo insieme a loro: avviarlo è una cosa ma poi deve essere portato a compimento” a partire dalla questione dei rifornimenti di Gnl come combustibile alternativo.

Un intervento politico strutturale è necessario. 

L’Italia è tra i Paesi europei più esposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici. A sottolinearlo la relazione annuale del Consiglio nazionale della Green Economy.

Secondo quanto dichiarato nella relazione l’Italia rappresenta, per la sua particolare collocazione mediterranea, un “hot spot” per quanto riguarda i cambiamenti climatici. Tanto da rischiare di perdere, a causa dell’attuale andamento delle emissioni globali di gas serra, alcuni percentuali del PIL già nelle prima metà del secolo attuale e circa il 10% nella seconda metà.

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